27 marzo 2026
Elisa Cugini confermata presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna.
Bologna, 27 marzo 2026 – Con 500 imprese cooperative che generano un fatturato di 16,1 miliardi di euro pari al 39% dell’industria alimentare regionale, la cooperazione agroalimentare dell’Emilia-Romagna rappresenta un pilastro fondamentale del sistema economico e produttivo sia regionale che nazionale. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Nomisma per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna, presentata questa mattina al Savoia Hotel Regency di Bologna in occasione dell’assemblea regionale della Federazione che riunisce le cooperative agricole, agroalimentari e della pesca e acquacoltura. L’assemblea, dal titolo “Competitività, giovani, cooperazione: strategie per dare valore all’agroalimentare italiano”, ha visto la presenza di circa cento partecipanti e si è conclusa con la conferma all’unanimità da parte dei delegati presenti di Elisa Cugini alla presidenza di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna. Cinquantuno anni, presidente della Latteria Sociale La Mezzanese e di Confcooperative Parma, oltre che consigliera del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Elisa Cugini guiderà per quattro anni la Federazione regionale (la nuova denominazione è Confcooperative Agroalimentare e Pesca) che riunisce 365 cooperative con quasi 50.000 soci agricoli, oltre 20.000 addetti e un fatturato di 12 miliardi di euro. Nel corso dell’assemblea sono poi intervenuti numerosi ospiti, tra cui il ministro a Politiche europee, PNRR e Coesione Tommaso Foti, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e il presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei. La tavola rotonda, moderata dal giornalista Maicol Mercuriali di Orma Comunicazione, ha visto la partecipazione di Aristide Castellari (presidente Agrintesa), Carlo Dalmonte (presidente Caviro), Riccardo Deserti (direttore Consorzio del Parmigiano Reggiano), Gianpiero Calzolari (presidente Granarolo) e Paolo Lombardi (consigliere Orogel).
TRA EXPORT E AGGREGAZIONE, FOCUS SULLA RICERCA
I dati presentati questa mattina da Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma, evidenziano il ruolo strutturale della cooperazione nella creazione di valore lungo l’intera filiera, configurandola come uno degli assi portanti del modello produttivo regionale. La dimensione media delle imprese cooperative agroalimentari in Emilia-Romagna si attesta intorno ai 32 milioni di euro di fatturato, quasi tre volte la media nazionale (circa 12 milioni). Tra le prime 50 imprese agroalimentari dell’Emilia-Romagna figurano poi 19 cooperative con 547 milioni di euro di fatturato medio per impresa (588 milioni l’analoga media delle imprese di capitale), con una capacità di creare lavoro decisamente più elevata, dato che si parla per queste cooperative di 1.266 addetti medi, a fronte dei 732 delle imprese di capitali. Il 26% delle cooperative agroalimentari regionali ha un fatturato superiore ai 10 milioni di euro (il 10% oltre i 50 milioni), e qui si segnala come il percorso dell’aggregazione debba ancora continuare per consolidare ulteriormente le cooperative così da metterle nelle migliori condizioni di competere sui mercati internazionali.
Questi elementi si inseriscono in un contesto regionale di primaria rilevanza nel panorama nazionale: il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna fotografato da Nomisma rappresenta infatti una componente fondamentale nel panorama nazionale, con un valore della produzione industriale alimentare pari a oltre 31 miliardi di euro (17% del totale nazionale) e 11,6 miliardi di export (16%). A proposito di export agroalimentare, quello emiliano-romagnolo ha registrato una crescita del 66,5% nel periodo 2020-2025 contro il + 54,9% delle altre regioni. E sono proprio i settori a forte presenza cooperativa ad avere registrato le migliori performance in termini di esportazioni: dal lattiero-caseario (+102% di export in regione nel periodo indicato), alle carni lavorate e fresche (+75%) e alla frutta (+70%), per citare i comparti sul podio. Il modello cooperativo si conferma così uno strumento capace di coniugare dimensione economica, organizzazione della produzione e presidio dei mercati, rafforzando la capacità competitiva del sistema regionale. Un esempio emblematico di questo ruolo è rappresentato dalla filiera del Parmigiano Reggiano, composta per il 70% da caseifici cooperativi: +2,4% di produzione e +27,9% per il prezzo al chilo delle forme a 12 mesi nel periodo 2021-2025.

Dalla ricerca di Nomisma, emerge poi come l’Emilia-Romagna sia tra le regioni più colpite dagli effetti del cambiamento climatico e delle emergenze fitosanitarie in agricoltura. Tra il 2015 e il 2024 gli eventi classificati come “estremi” sull’agricoltura nella nostra regione sono stati 19, il 13% del totale nazionale piazzando così l’Emilia-Romagna al secondo posto in questa “triste” classifica dopo il Piemonte. Sulle coltivazioni regionali pesa più che altrove il fatto che il 66% degli agrofarmaci inquadrati nel regolamento UE 1107/2009 non siano stati approvati, con un altro 5 in approvazione. Il che riduce a meno del 30% le sostanze attive disponibili per gli agricoltori nella difesa di colture da insetti e acari, batteri, virus e fattori abiotici. Guardando ad esempio al comparto ortofrutticolo, le performance produttive regionali sono state fortemente penalizzate da questi elementi: nel periodo 2021-2025 sono diminuite le superfici coltivate a patate (-22%), pere (-40%), pesche e nettarine (-24%), kiwi (-10%).
LE DICHIARAZIONI DI ELISA CUGINI
“La ricerca di Nomisma conferma quanto la cooperazione continui ad essere la via maestra per rafforzare il ruolo di agricoltori e pescatori all’interno della filiera agroalimentare, generando valore da redistribuire innanzitutto ai produttori e consentendo di pianificare gli investimenti aziendali per rispondere alle esigenze dei mercati internazionali” ha sottolineato Elisa Cugini, presidente di Confcooperative Agroalimentare Pesca Emilia Romagna. “Se in un quadro così complesso come quello attuale, le nostre cooperative negli ultimi anni sono riuscite a crescere in termini di fatturato e occupati – ha continuato Cugini – è perché hanno puntato su quattro fondamentali direttrici di sviluppo per assicurarsi la competitività sui mercati: aggregazione, internazionalizzazione, programmazione e innovazione”. Tuttavia, occorre che anche le Istituzioni a tutti i livelli mettano la filiera nelle condizioni di produrre. “Non si può chiedere ad agricoltori e pescatori di produrre di più, a prezzi inferiori e con un ridotto impatto sull’ambiente, se poi li si priva dei mezzi tecnici e dei sistemi di difesa per proteggere coltivazioni e allevamenti – ha concluso Cugini -. Dobbiamo tutelare la base sociale delle nostre cooperative, presupposto fondamentale per la sostenibilità del sistema, tutelando per prima cosa la capacità di produttiva, oggi sempre più messa a rischio da cambiamenti climatici ed emergenze fitosanitarie. Solo così possiamo competere sui mercati internazionali, influenzati da tensioni geopolitiche internazionali e barriere commerciali”.
Le dichiarazioni
Francesco Milza (Presidente Confcooperative Emilia Romagna): Questa assemblea segna un passaggio importante per la nostra organizzazione, è la prima di sette assemblee di Federazione e rappresenta un momento non banale di confronto e rilancio. Conosciamo bene il peso dell’agroalimentare e della pesca, non solo per Confcooperative Emilia Romagna, ma per l’intero territorio, dove esprimono numeri e valore significativi. Al di là dei dati, però, c’è un modello d’impresa che ci caratterizza e che vogliamo continuare a rafforzare: quello cooperativo, capace di tenere insieme le esigenze del mercato, la sostenibilità delle imprese e una remunerazione equa per i soci conferitori. È proprio la cooperazione la risposta più efficace a questa sfida. Il tema dell’agroalimentare e del cibo è oggi centrale anche a livello europeo e richiede una visione più forte e credibile, perché riguarda un bisogno essenziale su cui si fonda l’intero sistema economico e sociale. Le linee della PAC che si stanno delineando non vanno però in questa direzione: per questo serve un approccio critico ma costruttivo, che metta al centro il modello cooperativo e i giovani, per progettare il futuro del settore
Raffaele Drei (Presidente Confcooperative Agroalimentare Pesca): La cooperazione oggi è chiamata ad una grande sfida: promuovere i prodotti del territorio attraverso un modello d’impresa che valorizza il lavoro delle persone e il territorio stesso distribuendo la ricchezza in modo equo. Questa missione va portata avanti con grande attenzione alla competitività e all’efficienza delle nostre imprese, che vengono messe costantemente a dura prova, soprattutto dal recente sconvolgimento degli equilibri mondiali, economici e sociali. Ora il nostro sistema ha davanti la madre di tutte le battaglie: il riconoscimento del ruolo delle filiere aggregate all’interno della PAC.
Tommaso Foti (Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione): Il mondo della cooperazione è un riferimento che la politica deve osservare con grande attenzione, perché in molti settori, a partire dal welfare, svolge un ruolo determinante. Nell’agroalimentare dell’Emilia Romagna questo è ancora più evidente: non si può prescindere da un sistema cooperativo che contribuisce in modo decisivo al successo e alla tenuta del comparto. In questo momento complesso per i mercati, il Governo ha messo in campo diverse misure, anche in legge di bilancio, per sostenere famiglie e imprese: i dati sull’occupazione mostrano una riduzione significativa della disoccupazione negli ultimi tre anni e mezzo, con una crescita del lavoro stabile, a conferma di un percorso che va consolidato. Naturalmente, la situazione geopolitica internazionale continua a incidere sui costi e sull’andamento dei mercati, richiedendo risposte capaci di accompagnare questa fase di incertezza.
Alessio Mammi (Assessore Agricoltura Regione Emilia-Romagna): Siamo in un momento molto difficile per l’agroalimentare, tra tensioni geopolitiche, aumento dei costi, soprattutto energetici, e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, come dimostra anche il maltempo di questi giorni. In questo contesto è fondamentale sostenere il reddito delle imprese, perché senza reddito non c’è crescita. Serve un impegno a livello nazionale ed europeo per rendere strutturali le misure sui costi, a partire da energia e carburanti: non possiamo pensare a interventi temporanei, servono invece scelte stabili e di medio periodo che garantiscano continuità alle imprese. C'è bisogno di accompagnare e favorire il necessario ricambio generazionale delle nostre imprese. Per questo la Regione ha deciso di scorrere le graduatorie e finanziare tutte le domande del bando giovani 2025. Un’attenzione particolare va anche alla pesca, per cui abbiamo stanziato ulteriori 1,5 milioni di euro a sostegno delle imprese in virtù delle tante sfide che si trova ad affrontare il comparto.
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